LA GUERRA COME ASSET CLASS Grandi fondi di investimento e il business dell'industria bellica
Premessa
Il broker del segretario alla Difesa USA Hegseth ha tentato un investimento multimilionario in un fondo difesa di BlackRock settimane prima dell'attacco all'Iran, operazione non riuscita per motivi tecnici. Il Sole 24 ORE articolo del 31 marzo 2026.
1. Un mercato da miliardi: la dimensione del fenomeno
Fino a pochi anni fa l'industria della difesa era considerata, nei circoli della finanza istituzionale, un settore problematico: difficile da inserire nei criteri ESG (Environmental, Social, Governance), scomodo da spiegare agli investitori retail e soggetto a pressioni reputazionali. Quella stagione sembra definitivamente conclusa.
Il conflitto russo-ucraino, avviato con l'invasione su larga scala nel febbraio 2022, ha segnato uno spartiacque. Da quel momento le azioni dei produttori di armamenti europei e americani hanno conosciuto un'ascesa pressoché ininterrotta, e il settore finanziario ha risposto con una proliferazione di strumenti dedicati.
Secondo i dati di Morningstar, nel solo 2025 gli investitori di tutto il mondo hanno riversato 8,4 miliardi di dollari in ETF dedicati alla difesa — più del doppio dei 4,1 miliardi dell'intero 2024.
A settembre 2025, i fondi tematici focalizzati sulla difesa gestivano complessivamente 13,3 miliardi di euro, distribuiti su 20 prodotti disponibili sul mercato, una platea cresciuta rapidamente nell'arco di tre anni. A livello macro, la spesa globale per la difesa ha registrato nel 2024 il balzo percentuale più ampio dalla fine della Guerra Fredda, attestandosi a 2.720 miliardi di dollari secondo il rapporto SIPRI (Stockholm International Peace Research Institute), con una crescita annua del 9,4%.
In Europa il fenomeno è ancora più pronunciato. Tra il 2020 e il 2025 la spesa degli stati membri dell'Unione Europea nel settore difesa ha segnato un incremento del 62,8%, per un totale di 130 miliardi di euro investiti nel solo 2025. L'industria europea della difesa ha generato un fatturato complessivo di 183,4 miliardi di euro nel 2024.
2. I protagonisti: da BlackRock a VanEck
Il mercato degli ETF sulla difesa è oggi dominato da un ristretto gruppo di asset manager globali, ciascuno con strategie e focus geografici differenti.
BlackRock
Il più grande gestore patrimoniale al mondo, con oltre 10.000 miliardi di dollari in gestione, è entrato in questo segmento con una doppia offerta. Il suo iShares Global Aerospace & Defence UCITS ETF (ticker DFND), lanciato nel febbraio 2024 con sede in Irlanda, replica l'S&P Developed BMI Select Aerospace & Defence 35/20 Capped Index con un TER dello 0,35% e un patrimonio gestito superiore a 900 milioni di euro. Il portafoglio include oltre 70 partecipazioni, tra cui GE Aerospace, RTX Corp, Airbus, Boeing, Rolls-Royce, Safran e Rheinmetall.
Nel 2025 BlackRock ha poi quotato ad Amsterdam e Francoforte l'iShares Europe Defence UCITS ETF, focalizzato sul mercato europeo e che replica lo STOXX Europe Targeted Defence Index. Le 39 partecipazioni principali includono Rheinmetall (19,69%), Leonardo SpA (14,52%), BAE Systems (14%), Saab (11,82%) e Rolls-Royce (8,66%).
"Molti paesi europei aumenteranno la spesa per la difesa, miglioreranno la cooperazione e daranno priorità alle aziende europee." — Jane Sloan, responsabile EMEA soluzioni prodotto, BlackRock
VanEck
L'asset manager olandese-americano gestisce il VanEck Defense UCITS ETF, considerato il più grande e liquido del segmento europeo. Il fondo combina esposizione a produttori tradizionali di armamenti con aziende di innovazione tecnologica applicata alla difesa, sia statunitensi che europee.
WisdomTree, Amundi, HanETF e altri
Accanto ai leader di mercato, numerosi altri operatori hanno lanciato prodotti analoghi: WisdomTree con il suo Europe Defence ETF, orientato ai piani di riarmo continentale; HanETF e Amundi con fondi tematici diversamente strutturati. Perfino grandi gestori storicamente restii come Allianz e UBS hanno progressivamente abbandonato le proprie reticenze, aprendo alle opportunità offerte dal settore difesa.
3. I titoli in portafoglio: le aziende della guerra
L'universo investibile degli ETF sulla difesa comprende un insieme di colossi industriali con capitalizzazioni di mercato nell'ordine di decine o centinaia di miliardi di dollari. Tra i titoli più presenti nei portafogli:
• Rheinmetall (Germania): principale produttore europeo di veicoli corazzati, artiglieria e munizioni, best performer del comparto nel 2025 con un rialzo dell'85% da inizio anno al 4 marzo. Fornitore del sistema di difesa aerea Skynex e dei carri Gepard consegnati all'Ucraina.
• RTX Corporation (ex Raytheon Technologies, USA): uno dei più grandi gruppi industriali della difesa globale, produttore dei missili Stinger e Patriot, presente in quasi tutti i fondi del settore.
• Lockheed Martin (USA): produttore dell'F-35, il cacciabombardiere di quinta generazione più diffuso in Occidente, e dei sistemi missilistici HIMARS usati ampiamente nel conflitto ucraino.
• Northrop Grumman (USA): specializzata in sistemi spaziali, bombardieri stealth e tecnologie cyber militari.
• Leonardo SpA (Italia): principale azienda italiana della difesa a partecipazione statale, con 6,58 miliardi di euro di nuovi ordini nel segmento elettronica per la difesa nel 2024, in crescita dell'11,8%.
• BAE Systems (UK): una delle maggiori aziende di difesa al mondo, con un portfolio che spazia da veicoli corazzati a sistemi navali e aviazione militare.
• Palantir Technologies (USA): specializzata in analisi dati e intelligenza artificiale per applicazioni militari e di sicurezza, sempre più presente nei fondi difesa accanto ai produttori tradizionali.
• Saab (Svezia): nota per il caccia Gripen e per radar avanzati come il sistema Giraffe. Il governo svedese ha discusso l'eventuale invio di Gripen in Ucraina.
• Thales (Francia): leader europeo nell'elettronica militare, sistemi di difesa e sicurezza informatica.
4. Performance finanziaria: rendimenti da record
I dati di mercato confermano l'attrattiva finanziaria del settore. L'indice Stoxx Targeted Defence, che raggruppa i principali titoli della difesa europei, ha guadagnato oltre il 14% in appena sei sedute nel marzo 2026, e il 62% nei dodici mesi precedenti, contro il 10,4% dell'indice Stoxx 600. Negli Stati Uniti, l'S&P Aerospace & Defense Select Industry Index ha messo a segno un +17% da inizio 2026 al 10 marzo, contro il -0,7% dell'S&P 500.
Alcuni fondi hanno registrato performance straordinarie su orizzonti di medio periodo: uno degli ETF citati dagli analisti ha accumulato dalla sua nascita nel 2023 una performance complessiva del +188%, con un rendimento del +52,7% nel solo 2024 e una crescita simile nell'anno successivo.
Il meccanismo è chiaro: ogni escalation geopolitica, ogni nuova dichiarazione di riarmo, ogni bilancio della difesa approvato in parlamento si traduce in un potenziale catalizzatore positivo per i corsi azionari del settore. I governi sono clienti stabili, con contratti pluriennali, e la domanda di hardware militare — dagli F-35 ai sistemi missilistici — mostra scarsa elasticità ai cicli economici ordinari.
5. Il caso Hegseth: quando la finanza incontra il potere
La notizia che ha aperto la presente analisi illustra con rara nitidezza le tensioni sistemiche generate dalla convergenza tra finanza della difesa e decisione politica. Secondo quanto riportato dal Financial Times, il broker del Segretario alla Difesa USA Pete Hegseth avrebbe contattato BlackRock nel febbraio 2025 per valutare un investimento multimilionario nel Defense Industrials Active ETF della società, nelle settimane precedenti all'attacco USA-Israele contro l'Iran.
La richiesta fu segnalata internamente a BlackRock e l'investimento non andò in porto esclusivamente perché il fondo non era ancora disponibile per l'acquisto tramite clienti Morgan Stanley. Il Pentagono ha smentito l'episodio, definendolo "del tutto falso". Tuttavia, al di là della vicenda specifica — ancora oggetto di accertamento — il caso ha riportato al centro del dibattito pubblico una questione di fondo: il rischio strutturale di conflitto di interessi tra chi detiene potere decisionale sulle operazioni militari e chi ha interesse finanziario nella loro realizzazione.
Il caso Hegseth non è un'anomalia: è la manifestazione acuta di una tendenza sistemica. Quando la guerra diventa un asset class, il confine tra decisione politica e interesse economico privato si assottiglia pericolosamente.
In Italia il dibattito non è meno rilevante. Organizzazioni come The Good Lobby Italia hanno sollevato la questione del ministro Guido Crosetto, ex consulente per il settore armamenti, oggi a capo della Difesa. O quella di Matteo Renzi, senatore ed ex membro della Commissione Difesa, retribuito da una fondazione riconducibile all'Arabia Saudita. Il Ministero della Difesa ha precisato che non sussistono ipotesi di conflitto di interessi sul piano tecnico-giuridico, ma il dibattito politico e civile rimane aperto.
6. La finanziarizzazione della guerra: il rischio sistemico
Il nodo più profondo non è di natura regolamentare, ma concettuale. Quando i meccanismi finanziari di mercato vengono applicati al settore degli armamenti, si crea una struttura di incentivi che — secondo i critici — può distorcere le scelte collettive in materia di pace e guerra.
La Fondazione Finanza Etica stima che oltre 959 miliardi di dollari vengano destinati annualmente dalle istituzioni finanziarie mondiali al sostegno della produzione e del commercio di armi. Secondo Andrea Baranes, presidente della Fondazione, le oscillazioni di valore dei titoli difesa legate all'andamento dei conflitti attivi rappresentano una tendenza pericolosa, che assegna un "prezzo alla pace":
"Non è possibile che il mio fondo pensione, o la possibilità di avere un rendimento decente, dipenda dal fatto che ci siano delle guerre nel mondo. Stiamo assistendo alla finanziarizzazione della guerra attraverso i fondi privati." — Andrea Baranes, presidente Fondazione Finanza Etica
Il rischio è che si creino meccanismi sistemici in cui l'interesse finanziario di una vasta platea di investitori — inclusi fondi pensione e risparmiatori retail — si allinei oggettivamente con la continuazione o l'escalation di conflitti. Come nota Banca Etica, il percorso europeo di riarmo apre al rischio di una pericolosa finanziarizzazione della guerra, creando "meccanismi che alimentano i conflitti, perché nei conflitti si moltiplicano le opportunità di business per alcuni".
Un ulteriore elemento di preoccupazione riguarda la finanza sostenibile. Dati recenti mostrano che il 43% dei fondi classificati come "articolo 8" o "articolo 9" secondo la tassonomia europea ESG investe comunque in società del comparto aerospace & defense. Questo significa che un risparmiatore convinto di investire in modo responsabile potrebbe, a sua insaputa, finanziare produttori di armamenti.
7. ReArm Europe e la mobilitazione del risparmio privato
Il quadro si complica ulteriormente se si considera la direzione della politica europea. Il piano ReArm Europe, promosso dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, mira a mobilitare fino a 800 miliardi di euro per il riarmo del continente. Una parte significativa di questa somma dovrebbe provenire da capitali privati, con il supporto di garanzie europee.
La premier italiana Giorgia Meloni ha ribadito alla Camera la volontà di coinvolgere gli investimenti privati nel finanziamento della difesa comune, sostenuti da garanzie europee, per non gravare ulteriormente sul debito pubblico. La Saving and Investment Union — una direttiva europea in discussione — potrebbe incanalare verso il settore della difesa una parte dei 10.000 miliardi di euro stimati sui conti correnti dei cittadini europei.
Germania, Francia, Polonia e gli altri stati NATO stanno nel frattempo adeguando i propri bilanci verso l'obiettivo del 2% del PIL per la difesa — con alcuni paesi come la Germania che si spingono fino al 5% — creando un flusso di commesse pubbliche che alimenterà i ricavi delle aziende quotate nei portafogli degli ETF difesa per anni o decenni.
8. L'intelligenza artificiale ridisegna il settore
Un ulteriore fattore di trasformazione — e di crescita degli investimenti — è l'integrazione dell'intelligenza artificiale nei sistemi d'arma e nelle tecnologie per la difesa. Aziende come Palantir Technologies, Anduril Industries e Shield AI, nate con una cultura dell'innovazione tipica della Silicon Valley, competono ormai con i giganti tradizionali della difesa, finanziate da capitali di rischio e progressivamente integrate nei portafogli degli ETF tematici.
L'impiego dell'IA per definire scenari operativi, guidare sciami di droni e elaborare immagini satellitari in tempo reale trasforma radicalmente l'industria bellica, ma pone interrogativi etici senza precedenti. Il confine tra applicazioni civili e militari delle tecnologie dual-use è sempre più labile, e le regolamentazioni internazionali in materia sono ancora largamente assenti.
Conclusioni: il prezzo della sicurezza
La trasformazione della guerra in asset class non è un fenomeno marginale né transitorio. È il prodotto della convergenza tra tre tendenze strutturali di lungo periodo: l'aumento della conflittualità geopolitica globale, la crescita della spesa pubblica per la difesa e la sofisticazione degli strumenti finanziari disponibili agli investitori istituzionali e retail.
I fondi di investimento che operano in questo spazio non fanno nulla di illegale: rispondono a una domanda di mercato, offrono diversificazione, liquidità e rendimenti competitivi. Ma il sistema che contribuiscono a costruire solleva questioni che vanno oltre il calcolo finanziario.
Quando i rendimenti di un fondo pensione dipendono dalla continuazione di un conflitto armato, quando il broker di un ministro della difesa cerca di investire in titoli bellici prima di un'operazione militare, quando i risparmi dei cittadini europei vengono incanalati verso l'industria degli armamenti senza adeguato dibattito democratico — il meccanismo finanziario ha travalicato la sua funzione economica per diventare un attore geopolitico.
Riconoscere questa realtà è il primo passo per governarla. Le domande che ne derivano — su trasparenza, conflitti di interesse, responsabilità degli investitori e limiti etici della finanza — non sono domande per addetti ai lavori. Sono domande che riguardano tutti.
Note e fonti
Dati finanziari: SIPRI Trends in World Military Expenditure 2024; Morningstar; Scope Ratings (settembre 2025); We Wealth (marzo 2026); BlackRock iShares; VanEck.
Fonti giornalistiche: Financial Times; Il Sole 24 ore; StartMag; IrpiMedia; Valori.it; Sbilanciamoci.
Contributi di analisi etica: Fondazione Finanza Etica; Banca Etica; The Good Lobby Italia; Forum per la Finanza Sostenibile.