Vivere o Sopravvivere? Scelte di Vita, Lavoro e Longevità - Un saggio sul tempo, il denaro e il senso

Il mito della pensione anticipata

Esiste una narrazione potente, diffusa soprattutto nei circoli della finanza personale anglofona — il movimento FIRE (Financial Independence, Retire Early) — che promette libertà attraverso un sacrificio temporaneo ma intenso: lavorare come una macchina per dieci, quindici anni, accumulare un capitale sufficiente, e poi smettere. Per sempre.

L'idea è seducente. Ma a che prezzo?

Chi segue questa strada lo sa bene: anni in cui si lavora 70-80 ore la settimana, si rinuncia alle vacanze, si posticipa ogni piacere, si comprime l'esistenza in una formula matematica. Il "tasso di risparmio del 70%" diventa un mantra. La vita vera, quella che si vivrà "dopo", resta sempre oltre l'orizzonte.

Esempi concreti:

Un ingegnere software nella Silicon Valley guadagna 250.000 dollari l'anno e ne risparmia 180.000. Dopo dodici anni ha accumulato circa due milioni e mezzo di dollari. Si ritira a quarantadue anni. Cosa fa poi? Spesso la risposta è: ricomincia a lavorare, sotto forma di consulenza, startup, podcast su come si fa a smettere di lavorare. Il vuoto è insostenibile.

Un medico specialista in Germania lavora guardie notturne continue per un decennio, accumula un patrimonio immobiliare considerevole, si ritira a cinquantuno anni. Cinque anni dopo sviluppa una sindrome depressiva severa. Lo studioso Robert Waldinger, direttore dello Harvard Study of Adult Development — lo studio longitudinale più lungo mai condotto sulla felicità umana, avviato nel 1938 — ha concluso che la qualità delle relazioni e lo scopo quotidiano sono i predittori più forti di salute e longevità. Non il patrimonio.

Il denaro delle guerre

C'è poi una dimensione che raramente viene nominata nelle conversazioni sulla "libertà finanziaria": dove finiscono quei capitali accumulati e poi affidati ai grandi fondi di investimento?

I fondi su cui si appoggiano i portafogli FIRE — da Vanguard a BlackRock, da iShares a State Street — sono tra i maggiori azionisti di Lockheed Martin, Raytheon Technologies, Northrop Grumman, Leonardo, Rheinmetall. Vivere di rendita, nel senso letterale del termine, significa in molti casi ricevere dividendi generati dalla produzione di armamenti, dalla vendita di sistemi missilistici, da contratti governativi legati a conflitti attivi.

Non è una metafora. È la struttura reale del mercato dei capitali globale.

L'iniziativa ReArm Europe, lanciata nel 2025, ha ulteriormente accelerato questo processo: i governi europei hanno annunciato aumenti massicci delle spese militari, e i fondi specializzati nel settore difesa — come VanEck Defense ETF o il WisdomTree Europe Defence — hanno registrato afflussi record. Il rendimento finanziario e la spesa bellica sono diventati, più che mai, due facce della stessa medaglia.

La domanda che questo pone non è retorica: è possibile costruire una vita "libera" su fondamenta che alimentano ciò da cui si vorrebbe fuggire?

Vedi la nostra newsletter dedicata alla finanza e alla guerra: https://www.confiass.com/blog-3-1/la-guerra-come-asset-class-i-grandi-fondi-di-investimento-e-il-business-dellindustria-bellica

Un'alternativa: la vita come vocazione

Esiste un modello radicalmente diverso, meno glamour ma forse più autentico: scegliere un lavoro che ami abbastanza da non voler smettere.

In Svizzera, il pensionamento ordinario è fissato a 65 anni (con la riforma AVS 21, allineato anche per le donne entro il 2028). Ma il sistema svizzero è anche uno dei più flessibili al mondo per quanto riguarda il lavoro oltre quella soglia: è possibile continuare a versare contributi AVS fino ai 70 anni e percepire una rendita aumentata, oppure lavorare a tempo parziale mantenendo la copertura sociale. La flessibilità è reale.

Chi sceglie questa strada non è chi "non ha avuto successo abbastanza in fretta". Sono spesso le persone più integre — intellettualmente, esistenzialmente.

Esempi:

  • Un architetto urano che continua a progettare case a settant'anni, con ritmi ridotti ma con una profondità progettuale che i trentacinquenni non possono ancora avere.

  • Una psicoterapeuta friborghese che segue pazienti fino a settantacinque anni, il cui valore terapeutico si è moltiplicato con l'esperienza vissuta.

  • Uno scrittore come García Márquez, che ha continuato a scrivere fino agli ultimi anni. O come Toni Morrison, il cui romanzo più potente — Beloved — è uscito quando aveva cinquantasei anni.

  • Nel mondo accademico: Rita Levi-Montalcini ha continuato a fare ricerca fino a oltre cento anni. Non era un caso di mancanza di risorse finanziarie. Era vocazione.

Vedi la nostra newsletter dedicata alla longevità: https://www.confiass.com/blog-3-1/la-longevit-in-svizzera-primati-tendenze-storiche-e-proiezioni-future

L'attività fisica e intellettuale come medicina

La scienza della longevità degli ultimi vent'anni ha prodotto un consenso solido: il declino cognitivo e fisico non è inevitabile, e il ritmo con cui avviene dipende in larga misura da quanto si continua a fare cose che richiedono sforzo, attenzione e scopo.

Sul piano fisico: Studi longitudinali su popolazioni centenarie — dai nuragici della Sardegna alle comunità di Okinawa — mostrano che l'attività fisica moderata e continua (camminare, coltivare, fare piccoli lavori manuali) è associata a telomeri più lunghi, ovvero a un invecchiamento cellulare più lento. Elizabeth Blackburn, Nobel per la medicina nel 2009, ha dimostrato che lo stress cronico accorcia i telomeri, mentre l'attività fisica li preserva. Ritirarsi da tutto e vivere in uno stato di assenza di scopo ha, paradossalmente, effetti biologici simili a quelli dello stress da lavoro.

Sul piano cognitivo: Il cervello risponde alla sfida intellettuale con neuroplasticità. Imparare cose nuove — una lingua straniera, uno strumento musicale, un nuovo campo professionale — stimola la produzione di BDNF (Brain-Derived Neurotrophic Factor), una proteina che favorisce la crescita di nuovi neuroni e protegge quelli esistenti. Un avvocato che continua a studiare giurisprudenza a settant'anni ha una probabilità statisticamente inferiore di sviluppare demenza rispetto a chi ha smesso di stimolarsi intellettualmente a cinquantadue.

Sul piano sociale: Il lavoro — quando è scelto e non subito — è anche un generatore di relazioni, di appartenenza, di identità. La solitudine è oggi riconosciuta dall'Organizzazione Mondiale della Sanità come un rischio sanitario equivalente al fumo di quindici sigarette al giorno. La pensione anticipata, per chi non ha costruito reti sociali dense al di fuori del lavoro, può diventare una forma di isolamento progressivo.

Armonia come scelta strategica

Tutto questo non è un invito alla rassegnazione né all'autoflagellazione lavorativa. È, piuttosto, un invito a riformulare la domanda.

Invece di chiedersi quando potrò smettere, la domanda più feconda è: cosa vorrei fare ancora a settant'anni?

Se la risposta esiste — e spesso esiste, se ci si concede il tempo di trovarla — allora la costruzione finanziaria, la scelta professionale, le relazioni, il luogo in cui si vive possono orientarsi verso quell'immagine, piuttosto che verso la fuga da un presente insoddisfacente.

Vivere in Ticino, con accesso a due sistemi sanitari tra i migliori al mondo, in un paesaggio che nutre, con la lingua italiana che porta in sé una civiltà estetica millenaria, è già di per sé una forma di rendita — non finanziaria, ma esistenziale.

Il lavoro che si ama non si chiama lavoro. Si chiama vita.

Pianificare, non improvvisare

Una vita armoniosa non è il risultato del caso, ma di una visione costruita nel tempo.
Va pensata, concepita e pianificata con la stessa cura con cui si costruisce un patrimonio.

Una pianificazione finanziaria efficace non si limita a numeri e rendimenti:
abbraccia tutte le dimensioni della vita — lavoro, salute, relazioni, tempo — e accompagna ogni fase del percorso personale.

Per questo è importante mantenere uno sguardo critico.
Promesse semplici, soluzioni standardizzate e grafici con curve sempre crescenti possono essere rassicuranti, ma raramente raccontano la complessità della realtà. In molti casi, riflettono più gli interessi di chi li propone che quelli di chi li riceve.

Vedi la nostra newsletter dedicata ai falsi investimenti: https://www.confiass.com/blog-3-1/quando-un-investimento-non-un-investimento-il-caso-emblematico-del-fallimento-sun-contracting-1-parte

Una vera pianificazione finanziaria è diversa:
richiede ascolto, personalizzazione e una visione di lungo periodo costruita attorno alla persona, non al prodotto.

Se desideri costruire un percorso coerente tra obiettivi di vita e scelte finanziarie, il primo passo è un confronto consapevole.

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